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Caso Don Euro, il vescovo: "Non mi dimetto"

Il vescovo monsignor Giovanni Santucci

Monsignor Giovanni Santucci ha parlato per la prima volta dei fatti che lo hanno visto rinviato a giudizio per la nota vicenda

MASSA CARRARA — “Non mi dimetto perché sarebbe come dar ragione a chi mi accusa”. Dopo il rinvio a giudizio per il caso di Don Euro, il prete che faceva la bella vita con i soldi dei fedeli, parla monsignor Giovanni Santucci, vescovo di Massa e Pontremoli, molto conosciuto all’Elba e a Piombino per essere stato a lungo vescovo della diocesi di Massa Marittima e Populonia.

E’ la prima volta che monsignor Santucci parla del caso di Don Euro, al secolo Luca Morini, anche perché provato fisicamente e moralmente nella vicenda. Ma il vescovo è deciso a fare luce sull'accaduto. In una intervista, infatti, il prelato definisce “false” le accuse che lo riguardano: i soldi che è accusato di avere usato per aiutare Don Euro avrebbero fatto parte di un fondo a disposizione del vescovo stesso, che poteva essere utilizzato a suo piacimento, anche perché “se un sacerdote sbaglia è giusto riprenderlo ma anche aiutarlo”. Nessuna tentata truffa all’assicurazione, inoltre, secondo monsignor Santucci, in quanto il vescovo non avrebbe mai avuto rapporti diretti con l’agenzia che gestiva una polizza sanitaria di Don Euro, tenuti in quel caso dall’Istituto per il Sostentamento del Clero.

Don Euro abita tuttora in una casa di proprietà della Diocesi, ma Santucci chiarisce anche questo particolare: quando il prete è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi, non sapeva dove andare, e gli è stato messo a disposizione un appartamento. Appena conclusa la vicenda giudiziaria, quando l’Istituto per il Sostentamento del Clero deciderà una volta per tutte il futuro di Morini, quest’ultimo andrà a stare da un’altra parte oppure pagherà un affitto alla Diocesi.

“Sono in forte imbarazzo – ha detto infine alla stampa monsignor Giovanni Santucci – ho pensato a lungo di dimettermi, ma infine ho deciso di andare avanti, per chiarire al meglio questa triste vicenda”.


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