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La Terra bianca

In Consiglio regionale arriva il libro di Giulio Milani che racconta la vita a Massa Carrara, tra marmo e chimica, tra disastri e bellezze naturali

FIRENZE — Il libro di Giulio Milani arriva in Consiglio regionale il giorno dopo la tragica morte del cavatore Nicola Mazzucchelli. Nel racconto del libro "La terra bianca, marmo chimica e altri disastri", l'autore affronta anche il tema delle cave e della Alpi Apuane.

Il tasso di disoccupazione a Massa Carrara è il più alto in Toscana, l’incidenza tumorale più alta, persino il livello massimo di infiltrazioni mafiose, ha sottolineato l'autore del libro. Secondo Milani bisogna superare la monocoltura del marmo con turismo e artigianato e scegliere la transizione verso un governo del territorio che non chieda ai suoi cittadini di scegliere tra morire di tumore o morire di fame.

E a presentarlo insieme a Milani, il capogruppo in Consiglio regionale del Movimento 5 stelle, Giacomo Giannarelli.

"Si tratta di raccontare - spiega Giuliani - quella che io chiamo la soverchieria nei confronti di un territorio che risale a quarant'anni fa, quando si decise di istituire la zona industriale apuana  e di stabilire le fabbriche di veleni che producevano pesticidi. Fino alla situazione attuale del distretto minerario apuano, in prima linea nella distruzione delle Apuane".

Nel libro la storia di tre generazioni di apuani che vivono l'esperienza in cava, la seconda guerra mondiale, la resistenza ed infine a combattore una nuova battaglia: il lavoro in fabbrica.

“Da apuano – ha detto Giacomo Giannarelli in apertura - appena letto il libro ho pensato a questa presentazione in Consiglio regionale. La storia raccontata da Giulio Milani è inquietante e invita a reagire tutti i cittadini di Massa Carrara, una terra bellissima bistrattata da una politica che l’ha resa in vetta ad ogni classifica negativa toscana".

“Ci sono ragioni storiche dietro il disastro del territorio apuano – ha detto l’autore del libro, Giulio Milani - ma la costante resta un’industrializzazione dove poche famiglie decidono come sfruttare a fini privati i beni pubblici. Purtroppo, come dice il Procuratore Giubilaro, viviamo in una terra mafiosa, nei termini sia di un dilagante atteggiamento omertoso e collusivo sia di vere e proprie infiltrazioni della criminalità organizzata che, ad esempio, entra nel comparto lapideo tramite il movimento terra, in mano alla ‘ndrangheta. Serve una transizione verso un’idea del territorio più sostenibile – ha concluso Milani - incompatibile con l’attuale potere politico ed economico che governa il territorio”.

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