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Suicidio assistito, sentenza storica della Consulta

Davide Trentini

La Corte costituzionale ha sancito che chi assiste nel suicidio malati nelle condizioni di Dj Fabo o del toscano Davide Trentini non è punibile

ROMA — Nel vuoto legislativo lasciato dalla politica sul fine vita, interviene una sentenza storica della Corte Costituzionale che non colma il vuoto normativo ma chiarisce che, sulla base della leggi italiane vigenti, non è punibile "chi agevola l’esecuzione del proposito del suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli’. Secondo i giudici della Consulta quindi, non può essere considerato un reato assistere nel suicidio persone che si trovano nelle condizioni di Dj Fabo oppure del toscano Davide Trentini (vedi qui sotto gli articoli collegati). Come hanno fatto Marco Cappato e Mina Welby, finendo sotto processo.

"La sentenza della Corte Costituzionale ha fissato dei paletti chiari sui diritti costituzionali per i malati come Dj Fabo - ha dichiarato Marco Cappato dell'associazione Luca Coscioni - Questa sentenza dia la forza alle persone che stanno in Parlamento, non alle fazioni, per una discussione e una decisione necessarie. Non chiediamo al capo del Pd e al capo del M5S di dedicare uno dei loro prossimi incontri segreti a mettersi d'accordo sull'eutanasia ma un impegno al governo di incardinare adesso il dibattito parlamentare".

"La decisione della Consulta, nel vuoto dell'iniziativa parlamentare - ha spiegato il segretario di Più Europa Benedetto Della Vedova - non ha fatto altro che riconoscere che nelle norme costituzionali e nei diritti da queste riconosciuti vi sono gia' elementi sufficienti per stabilire la non punibilita' di Marco Cappato nel caso Dj Fabo. Si certifica cioe' che a violare la Costituzione e' una norma penale che punisce duramente l'assistenza e il rispetto della volonta' di malati affetti da patologie irreversibili, in condizioni di grave sofferenza e sottoposti a trattamenti di sostegno vitale che possono essere legittimamente rifiutati".

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